Come il tuo stato mentale influenza le tue prestazioni
Don, un senior vice president nell’ambito delle vendite di un’azienda manifatturiera internazionale, si sveglia tardi, fa le acrobazie per farsi la doccia e vestirsi, litiga con sua figlia adolescente facendo colazione, poi rimane bloccato nel traffico sulla strada per andare al lavoro e si rende conto che sarà in ritardo al primo appuntamento della giornata.
Donna, una direttrice marketing, si sveglia alle 6 per un giro veloce sulla cyclette, si prende un po’ di tempo per distendere i muscoli e rilassarsi, si prepara velocemente, si veste e prepara la colazione ai suoi bambini prima di accompagnarli a piedi alla fermata dell’autobus, poi prende il treno per arrivare in ufficio.
Quale dei due direttori avrà una giornata più produttiva al lavoro?
Questo dipenderà da come Don, che ha avuto più difficoltà durante la mattina, sarà in grado di gestire il suo stato mentale. Da 20 anni, lavoriamo con i leader in più di 30 Paesi e in diversi settori per aiutarli a comprendere come il loro stato mentale (cioè, come le esperienze di vita momento per momento siano elaborate nei loro pensieri e espresse tramite i sentimenti) possa influire sulla loro leadership, per aiutarli a gestire al meglio il loro stato mentale piuttosto che esserne condizionati.
Due anni fa, la nostra azienda ha lanciato un’iniziativa a livello globale per lo studio e la raccolta di dati quantitativi sull’argomento. Abbiamo selezionato 18 stati mentali e intervistato leader di tutto il mondo per sapere quanto spesso sperimentino ognuno di questi, l’impatto di ognuno sulla loro efficacia e sulla loro performance, e cosa facciano per gestire il loro stato mentale. Ad oggi, abbiamo intervistato e condotto questo sondaggio su più di 740 leader.
I risultati sono riassunti in una tabella (che puoi vedere in questa pagina o cliccando qui) che evidenzia la percentuale dei leader che hanno detto di aver sperimentato ognuno dei 18 stati mentali spesso o regolarmente.
Dei 18 stati mentali della tabella, non sorprende che il 94% delle persone intervistate abbia evidenziato che Calma, Felicità e Motivazione (CHE, iniziali dei 3 stati mentali in inglese n.d.r.) siano i tre fattori che portino al raggiungimento dei più alti livelli di rendimento e prestazione. Come spiega Giglio Del Borgo, un country manager di Experian: “Se sei motivato, senza essere necessariamente troppo eccitato per le cose o euforico, questa energia verrà trasmessa alle persone che lavorano intorno a te”.
La tabella mostra chiaramente che la maggior parte dei leader sembra essere in condizione di passare attraverso gli stati mentali CHE regolarmente. Ad ogni modo, gli stati mentali di Frustrazione, Ansia, Stanchezza e Stress (FATS, iniziali dei 4 stati mentali in inglese n.d.r.) sono anch’essi relativamente frequenti. Abbiamo riscontrato che certi fattori come età, sesso, livello organizzativo, ruolo lavorativo, potere di influenza, tipo/dimensione dell’azienda, sono correlati con stati mentali simili, anche se si manifestano meno su certe categorie di persone -inclusi i giovani, i maschi, quelli con ruoli meno importanti, e quelli che lavorano a livelli organizzativi più bassi.
La maggior parte dei leader riferisce che gli stati mentali FATS spesso portano benefici nel breve termine ma a lungo termine sono dannosi - specialmente nelle relazioni. Dicono anche che è difficile uscire da queste condizioni mentali quando esse sono presenti in maniera stabile nella cultura organizzativa o nell’ambiente. Davida Fedeli, la ex vice-president delle risorse umane di Western Union Europa, ci ha riferito: “Ci sono stati momenti durante il processo di integrazione del cambiamento in cui mi sentivo continuamente frustrata perché cercavo di anticipare le aspettative degli stakeholder. Alla fine della giornata, non avevo ottenuto i risultati che volevo proprio perché continuavo a rimanere in questa condizione mentale.”
I leader che hanno collaborato con la nostra indagine hanno anche riferito che è più difficile passare dalle condizioni mentali “a sinistra” verso quelle elencate “a destra”. Come ha notato Jim Daniell, COO di Oxfam America, “Quando sei stressato e frustrato è più difficile capire in quale stato mentale ti trovi, e, a meno che tu non abbia chiare strategie per capire quando ti trovi in questa situazione e come uscirne, avrai davvero molte probabilità di danneggiare te stesso e l’azienda per cui lavori”.
Quindi cosa dovrebbero fare i leader per uscire dagli stati mentali più “bassi” e passare a quelli più “alti” migliorando l’efficacia e le prestazioni? E come possono aiutare le altre persone della loro organizzazione che tendono in automatico ad avere gli stati mentali più “bassi” a fare lo stesso? Abbiamo riassunto le strategie principali in quattro categorie:
Pensieri e sentimenti. Riconosci le emozioni per ridurre la loro intensità. Lascia che i pensieri siano solo di passaggio. Visualizza immagini positive per provare sentimenti positivi. Rifocalizza la tua attenzione su stimoli differenti. Cerca chiarezza. Cimentati in conversazioni più costruttive per promuovere l’apprendimento e l’ottimismo.
Fisiologia. Fai respiri profondi per ridurre lo stress. Distendi i muscoli, stimola la circolazione sanguigna e migliora le funzioni cognitive. Prendi pause per schiarire la mente, rilassa la corteccia prefrontale e incrementa l’appagamento.
Ambiente esterno. Regola le luci e ferma i rumori per avere tranquillità. Ascolta la musica per stimolare la riflessione. Elimina il disordine per ridurre l’ansia e migliorare la concentrazione. Trascorri del tempo immerso nella natura per cambiare la tua prospettiva.
Salute e benessere. Segui una dieta bilanciata, fai regolarmente attività fisica e dormi il numero di ore necessarie per mantenere la tua energia e il tuo equilibrio.
Ogni cosa nell’ultima categoria dovrebbe essere un must. Per le altre, noi raccomandiamo di scegliere le pratiche che risultino più utili per te, per poi metterle in pratica con costanza.
Don l’ha fatto. Rendendosi conto dello stato mentale in cui si trovava, ha tenuto sotto controllo la sua ansia, ha fatto dei respiri profondi, ha visualizzato conversazioni più positive con la figlia, ha accettato che non avrebbe potuto eliminare il traffico. Ha iniziato poi a cercare una soluzione per gestire il suo problema con il ritardo e con il carico di lavoro. Il suo stato mentale è quindi cambiato e quel giorno Don è riuscito a sentirsi lucido per la prima volta.